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Stanislav V. Plutenko nasce il 1 Marzo 1961 nella gelida Russia, come se le sue opere non stupissero già abbastanza lo spettatore, anche il suo percorso di studio partecipa, studia infatti Economia alla Moscow University  e nel frattempo, come hobby, impara a dipingere prendendo lezioni private.
Il destino volle che tutti i suoi studi di Economia finissero in fumo (forse nel dipinto del 2009 “Into the fire” inconsciamente ne rivive il dramma) e iniziasse a percorrere la folle strada del pittore. Data della sua prima è il 1984.

Periodo iniziale, il suo,  dettato da un profondo attaccamento stilistico all’arte simbolica surrealista di matrice russa, soggetti quasi caricaturali si alternano a temi classici cari alla corrente surrealista, qualche intrusione di ritrattistica classica e di opere grottesche. La svolta avvine tra il 2002 e il 2004 quando, e qui calza a pennello, folgorato sulla via di Damasco, la corrente romantica dei paesaggi esotici invade tutta la sua produzione.

Scrupoloso nel mischiare le carte in tavola, molte sue opere sembrano uscire dalla testa di un concept artist ma realizzate poi da un pittore decisamente classico. Navigatori di cieli tra rovine di antiche città medio orientali, carovane perse e vaganti, ritratti di persone lontane nel tempo e nello spazio si alternano ad un bagaglio che non smette mai di essere presente, quello dei dipinti “sociali” dove la società  è descritta attraverso l’ “usanza” di mostrare il lato più decadente, volgare, bietto.

Artista da omaggiare anche per la sua proficua produzione che ad oggi conta quasi cento dipinti, ultime parole spese sulla tecnica utilizzata, un misto tra pittura ad olio, tempera, acrilico e acquerello.

Redazione





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