Satoshi Kon non c’è più..

Satoshi Kon non c’è più..

Satoshi Kon (Kushiro, 12 Ottobre 1963 – 25 Agosto 2010) iniziò la sua preparazione artistica alla Musashino College of the Art dove seguì i corsi di Design della Comunicazione Visiva con l’intenzione d’intraprendere una carriera da pittore e illustratore. Finiti gli studi, nel 1990 creò il manga Kaikisen (La stirpe della sirena) che lo mise in luce e gli valse l’attenzione del mangaka e regista Katsuhiro Otomo (Highway Star, Fireball, Domu, Meikyou monogatari, Robot Carnival, Akira), il quale chiamò Kon a collaborare alla creazione di un suo manga, World Apartment Horror, nel 1991. Nello stesso anno Kon prese parte a un altro progetto scritto da Otomo, l’OAV (Original Anime Video: prodotti realizzati direttamente per il mercato home video) Roujin Z, diretto da Hiroyuki Kitakubo (Black Magic M-66, Angel Cop, Robot Carnival, Gunbuster, Akira) e nel quale Kon svolse i ruoli di art director – ovvero la figura professionale che si occupa di colori, scenari e fondali e supervisiona lo staff che realizza tali parti grafiche – e animatore.

Nel 1992 si occupò della creazione degli ambienti del film d’animazione Hashire Melos, e l’anno successivo ricoprì sempre lo stesso ruolo nel secondo film del progetto Patlabor, avendo così la possibilità di lavorare con un altro dei registi che poi assunsero un’importanza cardinale nell’animazione nipponica e nella diffusione della stessa sullo scenario cinematografico internazionale, Mamoru Oshii (Tenshi no Tamago, Lamù: Beutiful Dreamer e Lamù: Only You, Patlabor serie tv, OAV e movie).

Contemporaneamente Kon si dedicò anche alla creazione della sceneggiatura del quinto episodio della serie OAV JoJo no kimyo no boken (Le bizzarre avventure di JoJo). Poi nel 1995 ritornò a lavorare con Otomo prendendo parte sempre come sceneggiatore al progetto filmico in tre episodi Memories, del quale curò la stesura della storia del primo atto, Kanojo no omoide (Rosa magnetica), diretto da Koji Morimoto (Robot Carnival, Akira, Macross Plus), mentre gli altri due episodi sono Stink Bomb, diretto da Tensai Okamura (Ninja Scroll, Neon Geneis Evangelion), e Cannon Fodder, diretto dallo stesso Otomo.

Due anni dopo, nel 1997, Kon realizzò il suo primo lungometraggio da regista, oltre che da sceneggiatore e creatore del character design.

PERFECT BLUE

Il film è un thriller psicologico che muove dalle basi classiche tracciate per il genere e le rimodella visivamente e strutturalmente con la sovrapposizione del piano del reale, di quello dell’allucinazione e di quello del sogno in un flusso narrativo unico che procede via via sempre più paradossale e accelerato

SENNEN JOYU (MILLENNIUM ACTRESS)

Il soggetto, questa volta originale, sviluppa l’idea di un film nel film e soprattutto della fusione fra realtà e tempo soggettivi e oggettivi attraverso i ricordi. Il lungometraggio ripercorre la vita e la carriera dell’attrice Chiyoko Fujiwara, che viene videointervistata dal regista Genya Tachibana e dal suo cameraman, i quali entrano come personaggi “partecipi”, e contemporaneamente come spettatori, nel racconto dell’esistenza della vecchia stella, la cui narrazione filtrata dalla memoria fonde insieme le esperienze reali e quelle cinematografiche in un excursus che fra le prime e le seconde, fra passato feudale del Giappone e futuro da fantascienza anni ’70, ripercorrendo l’inseguimento del proprio amore perduto, abbraccia appunto mille anni


TOKYO GODFATHERS

I tre fuorilegge protagonisti della pellicola del ’48 nel film di Kon hanno il loro parallelo in Miyuki, ragazzina fuggita da casa, Gin, alcolizzato di mezza età, e Hana, drag queen senza più successo, ovvero tre clochard di una Tokyo nel pieno delle festività natalizie, mentre il carro in mezzo al deserto dove una donna in fin di vita partoriva la sua bambina trova il suo corrispettivo in una pattumiera in cui, cercando fra le immondizie dove raccattano i loro scarsi mezzi di sostentamento, i tre scoprono una neonata abbandonata con solo una borsa contenente alcuni effetti personali. Le dispute attorno alla sorte della bambina, che oscilla fra la riconsegna alla famiglia d’appartenenza e l’adozione coatta, trascinano i tre clochard in giro per i quartieri, e il degrado, della città.

MOUSOU DAIRININ (PARANOIA AGENT)
La trama, ambientata nella Musashino di una Tokyo dei giorni nostri, si sviluppa a partire dall’aggressione subita dalla giovane Tsukiko Sagi, famosissima, nella serie, disegnatrice del cagnolino-mascotte Maromi, a opera di un ragazzo con un cappellino che va in giro su un paio rollerblade dorati armato di una mazza da baseball – da cui il soprannome Shounen Bat (dal giapponese shounen: ragazzo, e bat: mazza) attribuitogli dai media in seguito all’evento. Del caso sono chiamati a occuparsi due detective di polizia, Keiichi Ikari e Mitsuhiro Maniwa, i quali dopo lo scetticismo iniziale riguardo alla sincerità della testimonianza di Tsukiko cominciano ad approfondire l’indagine sul ragazzo, che nel frattempo ripete il gesto ai danni di altri malcapitati, e portano a galla una situazione la cui ambiguità sembra all’apparenza senza soluzione.

Ogni episodio è incentrato sulle diverse evoluzioni investigative e sugli aspetti di quella che progressivamente diviene l’“ossessione sociale” Shounen Bat, nella presa diretta della formazione di una vera e propria leggenda metropolitana, e si concentra su ognuno dei molti protagonisti/vittime (i quali restano comunque ricorrenti durante il corso di tutto l’anime) che costituiscono il cast di personaggi della serie.

PAPRIKA

In questo caso l’oggetto dell’esplorazione dell’opera è il sogno, all’interno del quale, in un futuro prossimo, è possibile immergersi dall’esterno grazie alla tecnologia offerta dal DC Mini, un dispositivo che permette appunto di entrare nei sogni altrui e interagire con essi, inizialmente per scopi psicoterapeutici. La trama vera e propria prende avvio dal furto di tre dei dispositivi creati dal dottor Kousaku Tokita, un obeso geniale e infantile, che assieme alla sua collega, la dottoressa Chiba Atsuko, rincorre un ex assistente del progetto attraverso i sogni che grazie ai dispositivi questi ricrea e manipola all’interno delle menti di altri ricercatori, causando loro incidenti mortali, dei quali si occupa, con i piedi maggiormente per terra, il detective Toshimi Konakawa.

E ADESSO???

L’ultima opera purtroppo incompiuta ,data la morte di Satoshi Kon,La macchina dei sogni, un progetto differente dagli altri finora creati dal maestro, ambientato in un lontano futuro e indirizzato a un target più piccolo, di cui sono disponibili nel sito ufficiale le immagini di alcuni artworks, sequenze e ambientazioni.

Non ci sono parole  per commemorare un genio come è stato Satoshi Kon.

Redazione

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