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Lui è Roberto Ferri, nato a Taranto nel 1978. Nel 1996, si diploma al Liceo artistico “Lisippo” di Taranto.

Inizia a studiare pittura come autodidatta e, trasferitosi a Roma nel 1999, approfondisce la ricerca sulla pittura antica, dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento; in particolare, si dedica alla pittura caravaggesca ed a quella accademica (David, Ingres, Girodet, Géricault, Gleyre, Bouguereau, ecc.).
Si laurea con 110 e lode all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Le sue opere non hanno bisogno di presentazioni o mielose critiche, “parlano” da sole, l’unica cosa che mi sento di dire è che quando un italiano riprende la pittura classica non sbaglia mai, il sangue chiama secoli di arte pura e il gesto pittorico diventa naturale ed istintivo.

Non una copia o una mera riproduzione, solo manierismo puro raccolto in secoli di storia della pittura italiana dentro un unico artista, solo e solitario in un mare di segni multi-direzionali che caratterizzano l’arte contemporanea.

Quando ci si imbatte in artisti come lui la prima espressione in volto è quella di stupore, l’emozione del dipinto classico, il nudo contorto, i colori persi nella nero profondo, una serie di segni estetici che non lasciano spazio ad interpretazioni e vengono colti al volo dal substrato classico presente in noi.

PS:Ricordo ai siciliani la presenza di una spettacolare Via Crucis realizzata da Roberto Ferri per la cattedrale di Noto.

Ieni Alexandra

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