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Questo pittore, non lo chiamo artista perche non si ritiene tale, appartiene a quel filo rosso macabro che attraversa l’arte dalla notte dei tempi, esistono pittori che si comportano come gli scrittori e riversano sulla tela i loro incubi, le loro paure e inquietudini, farlo attraverso un immagine che è un forte mezzo di comunicazione estraneo a errori di interpretazione è difficile ma al tempo stesso ha il potere di generare un immaginario collettivo da dei pensieri totalmente personali.

Michael Hussar , classe 1964, ha insegnato pittura per più di 10 anni presso l’Art Center College of Design di Pasadena, in California, e tuttora insegna, ritratto e laboratori di pittura negli Stati Uniti e in Europa, la sua tecnica è antica, dipinge ad olio su tavole di legno preparate da lui, non ha mai amato la tela preferisce le superfici rigide, ama visceralmente i pittori spagnoli, italiani e fiamminghi e dal barocco ha ereditato l’atmosfera oscura e criptica dei ritratti e del viscerale bisogno di mostrare la faccia interiore.

I suoi sono ritratti non di mostri o di creature fantastiche sono la realtà stilistica delle azioni umane, molte delle quali talmente mostruose da lasciare un segno indelebile in superficie che solo in pochi possono vedere e solo pochissimi riescono a documentare.Il suo uso dei colori ricorda Pontormo che amava il contrasto, pelli bianchissime che vengono ferite dal rosso sangue che il più delle volte è amarena o sciroppo, nero o bianco lo sfondo per non confondere lo sguardo dal soggetto o animato da colori caramellosi per bloccare il pensiero su elementi apparentemente rassicuranti.

In un’intervista ha dichiarato <<dipingo dall’età di sei anni [..] il mio lavoro è ispirato da un  bisogno di risposte … e suppongo che, a un livello inferiore, il bisogno umano di base di creare.Come ho suggerito prima, il mio lavoro è più simile a un diario personale, è un tentativo di svelare una serie fitta di nodi. Nodi che credo tutti noi possediamo,sto cercando di rivelare qualcosa, cosa sia di preciso non lo so, ma spero di guadagnarmi una certa comprensione. Si tratta di scoperta di sé. 

Come COMBUSTIBILI per il mio lavoro uso le persone intorno a me … amici, parenti, anche sconosciuti, e, storicamente parlando, gli strati dell’umanità, la condizione umana. .. e le esperienze aggrovigliati che ci circondano.>>

Redazione

 

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