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Di Giuseppe Bartolini voglio citare la biografia per intero, non perchè abbia avuto una vita speciale ma perchè la sua è una vita d’artista di altri tempi. Pittore impressionista contemporaneo, le sue ninfee sono le stazioni, i treni con le loro compatte locomotive, le vecchie carcasse di auto o vespe abbandonate, piene di ruggine ma terribilmente belle.

Dipinti ad olio spessi e traboccanti di sfumature di colore, mano ferma e una capacità unica di dar vita alle nature morte, dono che l’Arte spesso fa a chi ne sa sfruttare il vero potenziale, iconografico in certi modi di comporre l’immagine, oggetti condannati all’abbandono, in progressivo decadimento, in compagnia solo di una polvere di ruggine che li fa splendere per l’ultima volta.

Anche se riconosciamo spesso nei suoi dipinti, paesaggi familiari, la sua non è certamente una pittura da scuola italica, non ne risolve le implicazioni e non richiama i messaggi, come lo stesso autore dice “Non avevo mai pensato che la tua pittura fosse “intimisticamente italiana” e non sono nemmeno sicuro di capire quello che vuoi dire. Per me è sopratutto una pittura valida, di alti contenuti, tecnicamente solida, insomma, il modo più serio di far pittura in ogni tempo. “

Giuseppe Bartolini nasce a Viareggio il 6 giugno 1938. Comincia a dipingere i primi quadri a olio nel 1958 e partecipa l’anno seguente al Premio Larderello. Nel 1959 prende contatti a Milano, tramite il pittore Sandro Luporini, con il gruppo di artisti legati al realismo esistenziale (Gianfranco Ferroni, Giuseppe Guerreschi, Giuseppe Banchieri, Bepi Romagnoni, Sandro Luporini). Ha iniziato un processo di maturazione che fin dalla giovinezza vede Bartolini coniugare l’attacamento alle proprie radici culturali e ambientali con l’interesse per le più importanti sperimentazioni pittoriche compiute dalla generazione attiva nel dopoguerra. Prende, da privatista, il diploma al liceo artistico di Carrara, si iscrive nel 1960 alla facoltà di architettura a Firenze, ma abbandona dopo due anni gli studi per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Nel 1960 vince il primo premio alla Mostra d’arte degli studenti italiani ( in giuria, tra gli altri, Giorgio de Chirico, Giuseppe Ungaretti, Pericle Fazzini, Fortunato Bellonzi).

Dopo aver abitato a Milano e Firenze, nel 1964 si stabilisce a Pisa, dove risiede tutt’ora.

Sin dalla seconda metà degli anni Sessanta, la pittura di Bartolini ha attirato l’attenzione di importanti critici e galleristi : si ricordino almeno la mostra presso la Galleria del Milione a Milano ( 1967 ), con presentazione di Franco Russoli, e la successiva collaborazione con il Fante di Spade di Roma e la Galleria Santacroce di Firenze. Alla fine degli anni Settanta Bartolini aderisce al gruppo La Metacosa, sodalizio artistico nato fra alcuni pittori toscani e lombardi ( Giuseppe Biagi, Gianfranco Ferroni, Bernardino Luino, Sandro Luporini, Lino Mannocci, Giorgio Tonelli), attivi tra Milano, Pisa, Viareggio e Londra. Tra i più intensi pittori figurativi italiani, Bartolini si è fatto interprete della realtà, sia naturale ( il paesaggio ) che metropolitana ( le periferie), unendo a una straordinaria sapienza tecnica una grande sensibilità poetica, che dell’ambiente indaga valori di metafisica sospensione e di forte ispirazione lirica. Nel corso della sua lunga attività pittorica , Bartolini si è a lungo soffermato sull’analisi del territorio pisano, realizzando sulla città di Pisa alcune delle sue opere di maggiore impegno, come per esempio ” Orto Botanico”, del 1979, e vari paesaggi dei primi anni Ottanta.

Ieni Alexandra

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