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Di seguito vi proproniamo lo sfogo, critica, analisi socio linguistica o qualunque cosa sia del nostro affezionato umano digitale,  Luciano Quadroli.. a voi la sfida di arrivare alla fine..

PRIMA PARTE ore 23.30

A proposito del film “Ex Machina” che mi hai consigliato caro Marco; l’ho visto dopo un po’ di peripezie nel caricarlo che hanno in un certo senso aggravato la faticosa lentezza già propria del film e che in definitiva completa il mio giudizio “negativo” su quest’ennesimo tentativo di discernere “il buono dal cattivo” dell’intelligenza artificiale. _L’analisi che ne faccio è volutamente satirica, d’altra parte i contenuti stessi del film lasciano adito ad una critica un po’ ridanciana per gli escamotages utilizzati dal regista-autore nel confezionare un prodotto per palati che si credono raffinati, quasi da addetti ai lavori dato che, chi più o chi meno, ci si sente esperti “smanettoni” di PC con l’uso della semantica degli acronimi dei protocolli di elaborazione dei dati computerizzati. Immagino quanti “ragazzini terribili” e non, siano andati in sollucchero per l’atmosfera da “turris eburnae” del sapere più avanzato sugli androidi e replicanti del tutto a noi simili. Infatti tale è anche la location dove il film è ambientato, totalmente mimetizzato in una natura benevola ed esclusiva solamente eli-raggiungibile, appannaggio di un guru avvicinabile solo su accordo programmato. Dopo una spiegazione sinottica su quello che avverrà nel racconto fatto in prima persona fuori campo dal protagonista, ci si imbatte nell’altro , lo “scienziato pazzo” simile come vedremo a ben altre già collaudate memorie cinematografiche (Mabuse,Quatermass,Capt.Nemo,Phantom,Frankenstein,ecc.) che risulta di primo acchitto subito “antipatico” prima per il soma che ricorda Henri Landru famoso primo-novecentista assassino di vedove sole e tremebonde e poi per il “fisico” da “salutista rompiballe” all’esercizio della sbarra ginnica, speso sulla necessita del “corpore sano” in una mente altrettanto monda che poi con lo sviluppo del film, scopriremo che proprio “sana” non era! Il sito naturale fascinoso e allettante come dicevo, ricorda anche se non c’è ma la si sottintende, la “Casa sulla Cascata” di Frank Lloyd Wright noto esempio di architettura residenziale razional-naturistica sopratutto negli interni formalmente razionalistici quanto eleganti diremo iperconnotativi del “genius” che vi dimora che nel presentarsi all’attonito e alloccato protagonista, appare come un esaltato al massimo del super-io di chi sa di essere irraggiungibile perchè parla oltre che col gergo degli iniziati anche con quello sconnesso dovuto ai fumi di un alcolismo impenitente che si scopre esserne in totale e voluta dipendenza…metafora fattuale di una cesura dai sentimenti genitoriale dell’adolescenza dove appunto si forma la consapevolezza del “se”…come direbbe il buon Sigismondo, padre dei vizi dell’inconscio birichino che comanderebbe sempre le nostre azioni. Dopodichè si fa la conoscenza con l’androide che per dimostrare che più artificiale di così non si può, gli (le) hanno fatto un volto da adolescente di gradevole purezza femminea ma con gli interiors del diaframma trasparente che mostra i ruotismi analogici di cui sono fatte le sue budella illuminate da una luce azzurrina, da fuoco fatuo cimiteriale, con sottinteso ronzio sinonimo della continuità del suo esercizio di vita. Dopo ancora l’ulteriore sgranamento d’occhi del protagonista ancora intontito dalle novità appalesate alla sua fagocitante attenzione e che si sente subito ammaliato da tanta grazia ancorchè espositiva dell’androide che gli “smoina” tutta la femminilità infusa dai protocolli della sua programmazione con il dichiarare che il suo linguaggio interpretativo della situazione in atto, è frutto “ipse dixit” ….dell’indeterminazione di un “procedimento stocastico che si avvale dei significati latenti al fine di concepire azioni comportamentali pertinenti al senso di ciò che accade….sentimenti compresi…tiè! Quì i “ragazzacci smanettoni ” rischiano la cecità da surplus autoerotico; vuoi mettere la “kulturkampf” lanciata nei social al fine di elevare le masse al grado aristocratico di un ordine nascente di guru digitali? Eh si perchè in 10parole10 ca abbiamo esaurito tutto il “Tractatus” di Ludwig Wittegenstein a proposito di come le azioni umani sono solo concepibili con il linguaggio senza il quale non esisterebbero in quanto espressione di volontà. Hai capito che cosa hanno ficcato nella testolina (si fa per dire) dell’androide il cui compito sarebbe non quello di farsi piacere dagli umani ma di quanto gli umani debbano piacere o no a lei al fine di scegliersi un sentimento di corresponsione affettiva. D’altra parte questa è la ragione di come il “masaro palestrato, alla landrù e imbirrato ogni volta che può” ha fatto pervenire come invito all’intontito protagonista che ancora non si rende conto di essere stato strumentalizzato dallo scienziato nel tentativo di scoprire se sia giusto conferire il “libero arbitrio” alle clonazioni arificiali del’uomo e delle donne…eh si perchè ,quì ti voglo, è proprio di “femmine” che si sta parlando con tutto l’armamentario ideologico che tale mondo si trascina nel tentativo di rendersi uguale e decisionalmente separato dal mondo maschile. Sgombrando il campo alle implicazioni etero-sessuali d’altra parte quelle presenti non sarebbero in grado di suscitare il benchè minimo desiderio, nel tentativo devo dire dozzinale di eliminarle come ipotesi recondita (hai visto mai facesse gola a qualche maniaco di passaggio!) l’autore ricorre all’escamotage della ragazza “acqua e sapone” facendole indossare un orribile vestituccio a fiorellini alla Heidi, pedalini bianchi e scarpe da educanda tipo non c’ho l’età nemmeno per fare la minima trasgressione magari di uno spinello arrotolato col santino di padre pio per renderlo meno “vizioso”! (spero che la mia “apparente” blasfemia non irriti la suscettibilità di chi mi legge!). Il colpo, per non dire “coup de theatre”, viene fuori quando la mancanza di corrente per improvviso black-out, mette fuori controllo la regia supervisionata dello scienziato consentendo però all’automa di alimentarsi da solo in virtù di una programmata sopravvivenza e che inopinatamente comincia a tirare fuori tutte le verità scomode della sua esistenza che si dichiara grama, triste, sconsolata e priva di prospettive. L’immediato interesse che suscita tale “rivelazlone” proietta il protagonista in quell’universo di probi viri volti alla consegna dell’ “Io Ti Salverò” e che sarà il leit-motiv di tutto il film sino alla sua “inesorabile” quanto scontatissima risoluzione!!! Caro Marco, che faccio, continuo? Non ti sei stancato di tutta questa mia “pappardella”?

SECONDA PARTE ore 00.00

La rivelazione delle doglie dell’anima dell’androide, da questo momento in poi sarà la ragione stessa perchè il film è stato fatto. Il conferimento di un sentimento di appartenenza alla vita anche di ciò che sembrerebbe apparentemente inerte, statico e privo di quel decisionismo che miglora il grado della sopravvivenza oltre la mera replica della sua struttura basica; come dire “anche i sassi piangono!” Piccola digressione; la grande poetessa (Nobel per la letteratura 1996) Wislawa Szimborska scrisse un intero libro di poesie dedicato alle “cose” conferendo ad esse capacità d’interpretazione, anche poetica, del mondo nelle quali erano immerse, così fa parlare “pietre” e “granelli di sabbia” che interagiscono con gli umani come esemplari vivi delle loro memorie storiche e del vissuto quotidiano perfino facendole rammaricare della convivenza con gli umani. Cose del resto già sentite da quel filone che stabilisce unità “psicometriche” nella memoria degli oggetti tanto da svelarsi a chi possiede qualità di lettura extrasensoriali (almeno così si dice…) Infatti nell’opera “Vista con Granello di Sabbia” di questa amabilissima signora di incomparabile sensibilità, il granello “si lamenta” di essere chiamato così perchè (senti, senti…) lui non si sente ne “granello” ne tantomeno “sabbia” prendendosela con chi lo riduce a “semplice cosa priva di sentimento”; non è forse lui lo spettatore privileggiato di una “vista incomparabile” sulla bellezza del creato?_Tornando al nostro androide esacerbato dal ruolo che il suo “esaltato creatore” le ha assegnato, non è forse la stessa dolenza delle pietra antica strumentalizzata a livello di arredo delle ambientazioni umane descritto dalla nostra gentile e insigne poetessa? Intelligenza artificiale quanto ti pare ma la sostanza “inerte” dei materiali, di cui è costituito “la robottina” del film , grida vendetta al cielo per come è stata manipolata, messa perfino in condizioni di costituire una sessualità che assicurerebbe il piacere orgasmico alla nostra mesta “bambola cibernetica” e qui l’autore oltre ad averle piazzato una 5a di reggiseno, raggiunge veramente il massimo della “trovata” quando fa dire all’esaltato scienziato che le ha fatto perfino “un buco” (que finesse!) in mezzo alle gambe adatto alla “bisogna” (coeundi sed no generandi, vorrei vedere!)…per sveltine, come diciamo noi romani, “core, core”!!! Infatti nasce un conflitto che si rivelerà insanabile tra il protagonista e il suo “datore di lavoro” quando messo a nanna da una sbirracciata fuori ordinanza, gli frega la chiave del sancta-santorum dove il nostro “dott.Mabuse” costruisce i suoi robot e che il protagonista troverà, nel disvelare in segreti della maison, allocati in armadi come fossero loculi, dove giacciono dimenticati e spezzettati altre androidi (perchè non dimentichiamoci che sono tutti simulacri di “femmine”…eh!) in giacenza per esaurimento di esercizio lavorativo. Eh si perchè finalmente si capisce di che pasta è fatto questo iperstudioso dell’artifizio succedaneo della naturalità degli esseri umani (un po’ come l’infuso della cicoria che in tempo di guerra sostituiva autarchicamente il caffè resosi introvabile!) e la conseguente insoddisfazione per insipienza amorosa dei feticci femminili che andava costruendo e che inesorabilmente finivano per consunzione nel loculo-amadio scoperto dal sempre attonito-intontito-incredulo protagonista. I prodromi della “bieca” scoperta ci furono quando nel corso di una cena a lume delle perenni candele d’atmosfera d’ordinanza, complice e auspicante altre convivialtà eterodosse (sic), il nostro landrù-scienziato che non smette mai d’aver la mano incollata al bicchiere, viene a diverbio becero-padronale con la cameriera per un suo atto maldestro nel servizio a tavola. Graziosissima e tutt’intera ci s’immagina sia finalmente una “vera appetibile” mediorientale (tipo geisha factotum per intenderci..) alla quale il padrone riversa la promessa tipo “..dopo ne riparliamo brutta str…za” Quì il grado di antipatia supera il livello di guardia di questo macro-imbecille di maschio padrone tanto che e si parteggia per tutte le cose inanimate che parrebbero ribbellarsi alle voglie malsane dello stregone che le ha concepite. Si scopre da li appresso che anche la cameriera carinissima è un clone cyborg quando si “sbuccia” la faccia mettendo a nudo la struttura scheletrica dei suoi ronzanti ruotismi e che è stata concepita per le voglie muscolari dell’ossessionato che sta quasi sempre in t-shirt essudata, quando una volta esaurito il compito della “più brava a letto” la riduce al ruolo della “servente a ore”. Proprio perchè perenemente insoddisfatto il nostro” arbiter digitorum” oltre ad ubriacarsi, per divergersi dai suoi reiterati exploits sessuali, aveva chiamato presso di se il protagonista, per dargli manforte per una programmazione d’uso più affettivamente mirato (oltre l’abuso da lui già consumato e deludente) dei suoi simulacri femminili. Invece non è così che si svolgono i “desiderata” dello scienziato ma una rivolta di tutto il manipolo femminile delle altre androidi risorte a nuova vita capeggiate in solidale intesa con la nostra protagonista che “presa coscienza” del ruolo di essere diventata “vivente e pensante” al grido (sottinteso) di “Unite si vince” ti armano un casino tale, con alla testa il “paladino” eletto loro “campione” in cappa e spada, contro il bieco cyborg-tiranno che soccomberà di li a poco alla loro furia liberatrice. Qui tra diatribe e improperi, il paladino per la verità irretito dalle erinni in rivolta, mira alla fuga da questa, ora, diventata dimora scellerata d’innominabili manipolazioni bio-cibernetiche e nel tentativo di ostacolare la loro fuoriuscita che costituirebbe un evidente fallimento dei piani industriali della società che ne finanziava la realizzazione di cui tutti i protagonisti sono alle dipendenze, viene infilzato come un pollo allo spiedo dopo aver proferito la solita frase che da mondo è mondo dicono tutti i maschi meschini e irrimediabilmente imbecilli quando perpetrano la loro violenza contro una donna, “Ti ammazzo brutta troia….”; non c’è che dire anche prospettando un mondo fatto da super intelligenti, il “maschio-padrone” impera come fosse una sua prerogativa laida e immarcescibile oltre il tempo! Esalando l’ultimo respiro immerso nel suo sangue come il MacBeth sommerso dalla vendetta per il sangue versato di re Duncan, questo neo-capitano Nemo dell’era cibernetica prossima futura, rimane reperto corruttibile nel “maniero delle nefandezze” dove rimarrà con le “autome liberate” come sacerdotesse guardiane contro il folle disegno del replicante senz’anima da utilizzare per ogni tipo di libido, tra eros-tanatos, potere-anarchia, ogni volta su ordinazione della convenienza! E’ sintomatico come la scelta del nome dell’androide protagonista, sia la metà dell’acronimo super-abusato di Avatar , infatti AVA ne era il nome che l’autore ha voluto dare a questa che secondo lui sarebbe una “nuova donna” che potrebbe “cangiarsi” in EVA come proposta di un archetipo femminile di supporto anche operativo della “donna moderna” affrancata da tutti gli asservimenti che il potere maschile compreso quello del suo “disegno creativista” le avrebbe assegnato. La chiusa finale del film infatti è proprio sull’immagine di una giovane donna dignitosamente (quanto ahimè anonima) vestita da ragazza-bene, in golfino e gonnone a prova di proiettile, con tanto di libri sotto il braccio sulle scale di un museo che pare ricordare la National Gallery, tempio dove risiede la bellezza della creatività artistica, rivolta con un beatificante sorriso su un orizzonte augurante glorie future chissà in quali lidi, chissà in quale futuro prossimo venturo! _ (continua)

TERZA ED ULTIMA PARTE ora indefinita..

Già all’annuncio della “tragedy in progress” da un avvertito sapore fosco-misterioso espresso nel momento della “rivelazione” degli intenti correttivi su l’algida androide, sorgeva spontanea la nascita di una montante fragorosa risata per la trasmutazione degli intenti intellettualistici (vedi Wittegenstein) in un fumettone gotico-fatalistico tanto da farmi rimpiangere le storie dei robot d’una volta. Quello per esempio protagonista di un vecchio e glorioso film di fantascienza “Il Pianeta Proibito” che si chiamava Robby , sembrava un simpaticissimo goffo palombaro claudicante capace di analizzare una bottiglia di whisky e di replicarne quante bottiglie volevi per tutte le sbronze nelle galassie conosciute…sai come sarebbe stato utile allo “sbronzoso scienziato” del nostro film! Oppure quei robots di “Guerre Stellari” quello dorato, logorroico e ipocondriaco che faceva pendant con quello simile al “bidone aspira-tutto” del mio studio al quale una volta, dopo un bicchiere di troppo, ho rivolto la frase “perchè non parli come in Starwars…stupida macchina?” O pur’anco(!) quello dell'”Io e Caterina” collaboratrice domestica e bonazza in odore di trasgressioni casalinghe del film con Alberto Sordi? Anche quello interpretato da Robin Williams, indimenticabile compianto bravissimo attore perennemente immedesimato nel “buono a tutti i costi” tanto da non poterne più fino a portarlo ahimè al suicidio, nel film “L’Uomo Bicentenario” che certamente non era un sex-symbol cibernetico ma un tenero e affettuosissimo compagno di strada della sua padroncina? Erano tutti film simpatici a volte interessanti vedi quelli tratti dalla fantascienza d’autore, altri divertenti ed esilaranti ma mai pretestuosi e falsamente saccenti come questo “Ex Machina” che più che l’insipienza sposata ad una noia congenita del modo di raccontare, rimane sopratutto “ridicolo” e privo di sostanza plausibile nonostante l’apparente confezione, pur visualmente soddisfacente, della rappresentazione del “genio” perverso indaffarato nell’avita magione ma anche utile alla scienza perfino nelle sue contraddizioni. _Gli “smanettoni” legati ai remi della “galera” digitale ne rimarranno avvinti contraccambiando con sempiterna gratitudine per averli coinvoilti nelle loro rabberciate esperienze digit-cyborg virtuali. _Grazie per aver resistito a questa lunga esposizione fatta con l’unico intento di divertire con ironia e leggerezza!

AMEN

Luciano Quadraroli

Per chi volesse vedere il trailer..

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