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L’artista di strada  Clet Abraham francese di nascita ma naturalizzato italiano è diventato famoso grazie ai suoi interventi sui cartelli stradali, grazie all’applicazione di semplici adesivi ( rimovibili ) trasforma la comunicazione omologata di questi cartelli in un nuovo linguaggio a volte di protesta, altre volte solo dettato dall’animo.

Consapevole che nell’Italia di oggi l’arte ha il compito oneroso e anche il dovere di risvegliare il cervello e anche l’animo degli italioti assopiti Clet non risparmia nessuno, la chiesa cattolica, il lavoro, la società e l’alienazione nella quotidianità  vengono contestati e concentrati nelle sue opere.

Il Christ crucifié (Cristo crocifisso) applicato sul cartello del “vicolo cieco”, in particolare in Italia, è stato giudicato in un primo momento blasfemo. Ecco come l’autore motiva il senso delle sue azioni:
Nel mese di ottobre 2010, con l’intento di invitare l’istituzione culturale fiorentina a sopportare il suo sguardo sulla realtà artistica contemporanea, viene installato un autoritratto in una delle sale della collezione Loeser di Palazzo Vecchio, a pochi centimetri da Pontormo.

Il filo conduttore è certamente la semplicità, più semplice è il modo di veicolare un messaggio  e più sarà compreso da tutti, questo credo sia lo scopo di questo artista veramente geniale.Ha realizzato i suoi interventi in diverse città :  Firenze, Bologna, Roma, Torino, Milano, Lucca, Palermo, Pérouse, Londra, Valence , Sassari, Douarnenez, Quimper, Audierne, Parigi e Livorno ed è apparso a Siena pochi mesi fa dove si è scontrato con l’amministrazione comunale che gli ha propinato una multa salata ( tutto in pieno stile italiota ).

Sempre critico verso la chiusura della società verso l’arte contemporanea e verso la alienante condizione della cultura in Italia è tra i pochi artisti nazionali che ancora hanno il coraggio e la sanità mentale per pensare fuori dagli schemi “è l’unica forma d’arte contemporanea che sia riuscita a imporsi con prepotenza nello spazio pubblico, ponendosi sfacciatamente ovunque, anche accanto a opere dal grande valore estetico” [..] “studio il cartello e le suggestioni che questo riesce a darmi. L’omino del divieto d’accesso vuole rappresentare il sogno umano del liberarsi dagli obblighi. Così come la strada senza uscita con l’uomo crocifisso raffigura il tema della fine e, trasposto religiosamente, della morte. Si tratta di un mio omaggio al Cristo, all’uomo, ma una critica ai dogmi religiosi. Usare questa tematica sui cartelli stradali è rinfrescante, come ripulirsi da tutta la polvere delle sovrastrutture per ripartire dalla base: l’uomo.” E conclude: “L’Arte può solo costruire. Io cerco di rendere meno banali i segnali, sottolineandoli perché così si ricordano. L’attenzione e la memoria sono la chiave per la sicurezza. Il grande numero di incidenti è causato dalla distrazione, e spesso essa deriva dalla strabordante, non necessaria quantità di cartelli.”.

Redazione

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