Studiosi bolognesi in una cripta nel Grossetano per ridare il vero volto a Caravaggio
Nel 2007 hanno restituito a Dante il suo «volto umano», mentre oggi stanno ultimando il ritratto in tre dimensioni di Poliziano. I ricercatori del team dell´antropologo Giorgio Gruppioni della facoltà di Conservazione dei Beni Culturali promettono adesso di definire la fisionomia di Caravaggio, conosciuta fino ad ora attraverso gli autoritratti dell´artista. L´elaborazione del volto di Dante, realizzata dai tecnici del laboratorio di realtà virtuale della II Facoltà di Ingegneria dell´Università di Bologna, dà un´idea del destino che attende anche Caravaggio. Uscire dalla tela e ritornare, senza il velo dell´arte, tra gli esseri umani.
Sulle tracce dei resti di Caravaggio come sul set di C.S.I. assieme agli antropologi dell´università di Bologna alle prese con scanner, Tac, test al Carbonio 14 e analisi del Dna per rintracciare le ossa del grande pittore. Dare un volto e un corpo al maestro, per aggiungere un tassello alla storia e andare oltre le fonti documentarie. Scendono nella cripta della chiesa del cimitero di Porto Ercole, vicino a Grosseto, gli studiosi guidati dal professor Giorgio Gruppioni, ordinario di Antropologia dell´ateneo, accompagnati da uno speleologo, per esaminare le ossa di circa 200 cadaveri e riportare nei laboratori dell´Alma Mater, nella facoltà di Conservazione dei Beni Culturali a Ravenna, i resti dei giovani uomini morti all´inizio del ‘600 che potrebbero appartenere a Michelangelo Merisi. Dopo partiranno le analisi per comparare il Dna ancora presente nelle ossa e nei denti con quello dei discendenti maschi del pittore, pronipoti del fratello, che ancora vivono nel paesino di Caravaggio e portano lo stesso cognome dell´illustre antenato.
«La ricerca prende le mosse da alcuni documenti storici che collocano la morte di Caravaggio non sulla spiaggia della Feniglia ma tre giorni dopo in ospedale – spiega Vinceti – e quindi il cadavere deve essere stato sepolto nel cimitero di San Sebastiano. Nel 1956 i resti sono stati disseppelliti e messi nella cripta centrale della chiesa del cimitero di Porto Ercole, il luogo da cui cominceremo le ricerche»
«Inizialmente si lavorerà per esclusione – spiega Gruppioni – escludendo tutti gli scheletri di donne e bambini tra gli oltre 200 conservati nella cripta. Poi i resti di tutti i giovani uomini morti all´incirca all´inizio del ‘600 saranno trasportati a Ravenna e lì sottoposti ad analisi al Carbonio 14, fotografati con lo scanner e analizzati con la Tac. In questo modo si potranno datare, ricostruire virtualmente nella loro interezza e anche catalogare per sempre, proteggendoli dalla distruzione. Se questa indagine non ci porterà ad identificare le ossa di Caravaggio, c´è anche un´altra pista da seguire, quella che colloca i resti nella chiesa di Sant´Erasmo».
«Non bisogna pensare che i risultati che cerchiamo si limitino a rispondere a futili curiosità, come una fotografia in tre dimensioni di personaggi del passato – dice Vinceti, per stroncare le critiche dei detrattori – si tratta di un contributo alla ricostruzione della storia. Quando abbiamo scoperto che Pico della Mirandola e Poliziano sono morti avvelenati, ad esempio, abbiamo contribuito a ridefinire il clima in cui si è sviluppato il Rinascimento italiano». Nella biografia di Caravaggio i misteri rimangono ancora molti e ritrovare il cadavere sarebbe un primo passo per la soluzione del complicato «cold case» della storia dell´arte.
articolo tratto da http://bologna.repubblica.it/